Che questo blog abbia fallito non lo si può nascondere. Il 15 agosto dello scorso anno, quasi esattamente un anno fa, scrissi quanto segue:
L’Espatriato.com nasce il giorno di Ferragosto 2010e si “auto-distruggera’” il 15 Agosto 2011. Questo blog ha due obiettivi principali da raggiungere entro quel giorno:
1. Raggiungere i 100 lettori al giorno;
2. Superare i 365 post totali.
Il primo obiettivo non è stato raggiunto nonostante il numero di lettori stesse crescendo piacevolmente e nonostante iniziassero ad arrivare anche diversi feedback positivi. Il secondo obiettivo, ossia quello dei 365 articoli scritti in 365 giorni, è fallito ancor più miseramente. La colpa è puramente mia per il semplice fatto che il primo ottobre scorso ho, di punto in bianco, smesso di “postare” su L’Espatriato.com. Un blog dove non si scrive è un blog morto e non ha motivo di andare avanti.
Tuttavia persiste in me una convinzione che mi spinge a riguardare agli errori fatti con L’Espatriato.com e mi da la motivazione per provare di nuovo. Il guardare i TG italiani o lo sfogliare i giornali del nostro paese e trovare quasi il nulla alla voce “esteri” continua a farmi riflettere. In tempi così complessi, dove gli eventi che avvengono in un angolo del mondo si ripercuotono nel giro di poche ore dall’altra parte dell’emisfero, in un mondo caratterizzato da conflitti quotidiani, terrorismo, da attentati, traffici di essere umani, armi, droghe, non è comprensibile come (e perchè) in Italia ci si ostini a informare il popolo in maniera così provinciale. [continua a leggere]
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La Fondazione Quilliam e’ apparentemente un think tank inglese che si prefigge lo scopo di contrastare gli estremismi, incentrandosi su concetti quali la cittadinanza, l’ identita’ e l’ appartenenza a un mondo globalizzato. Come riporta il sito internet, Quilliam si schiera per la liberta’ di religione, i diritti umani, la democrazia e lo sviluppo di un’ identita’ musulmana sia nel mondo arabo sia in quello occidentale.
Il Quilliam ha da pochi giorni pubblicato un nuovo e corposo report (80 pagine), dal titolo Cheering for Osama: How jihadists Use Internet Discussion Forum. Il rapporto, risultato di 18 mesi di ricerca, e’ incentrato sull’ uso di vari forum in lingua araba su Internet da parte di indivui a favore della jihad islamica. [continua a leggere]
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Due questioni molto sensibili dell’ attuale scenario globale sono l’intensificazione degli attacchi aerei americani in Pakistan e la sempre piu’ pressante minaccia di attacchi terroristici nelle capitali europee. I due punti oltre a essere di grande interesse e degni di attenzione sono anche strettamente collegati.
Gli Stati Uniti ne sono molto consapevoli e si stanno muovendo di conseguenza. Anche alcuni paesi europei stanno facendo lo stesso.
Ieri, mercoledi’ 29 settembre, un importante meeting tra il capo della CIA Leon Panetta e il capo dell’ Inter Services Intelligence (ISI), il Generale Ahmed Shuja Pasha, ha avuto luogo a Islamabad. Lo scopo di Panetta era quello di informare il Generale pakistano a riguardo dell’ esistenza di un piano terroristico per attaccare diverse capitali europee. Il/gli attacchi sarebbero previsti per la fine di novembre.
Gli obiettivi potrebbero essere attrazioni turistiche e/o grandi spazi pubblici di alcune capitali europee. Gli Stati Uniti non dovrebbero essere fatti oggetto di nessun attacco.
Dopo aver recentemente catturato uno degli ipotetici terroristi, un giovane tedesco di origine pakistana, gli Stati Uniti avevano gia’ ulteriormente aumentato il numero di attachi aerei (effettuati con drones) in Pakistan. L’ obiettivo era, ed e’, quello di catturare un discreto numero di membri dei gruppi terroristici e con essi le informazioni riguardanti i possibili attacchi in Europa. Ora la CIA sta chiedendo al Pakistan il permesso di aumentare ulteriormente la dose di attacchi aerei. [continua a leggere]
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Il termine Dilemma della Sicurezza fu coniato da John H. Herz, uno studioso americano di Relazioni Internazionali e Diritto. Herz introdusse tale concetto, chiamato anche Modello a Spirale, nel libro intitolato Political realism and political idealism.
Col termine Dilemma della Sicurezza,
ci si riferisce a una situazione in cui gli interventi di uno Stato destinati ad aumentare la sua sicurezza, come ad esempio aumentando la sua forza militare o fare alleanze, può portare ad altri Stati di rispondere con misure simili, producendo aumento delle tensioni che creano conflitto, anche quando nessuna parte lo desideri veramente. (Wikipedia)
o anche:
Situazione che si innesca nel sistema internazionale in cui gli strumenti impiegati da uno Stato per accrescere la propria sicurezza di norma provocano una riduzione, anche non intenzionale, della sicurezza di altri Stati. Ciò innesca una spirale di insicurezza reciproca che conduce inevitabilemente al conflitto. (TesiOnLine)
Stephen Walt, su Foreign Policy, fornisce un chiaro fatto dei giorni nostri facilmenre riconducibile al concetto del Dilemma della Sicurezza.
L’ amministrazione Obama sta per proporre un affare da 60 miliardi di Dollari all’ Arabia Saudita che prevede, ovviamente, la vendita di armi molto sofisticate al paese arabo. Lo scopo principale dell’ affare pare essere quello di fungere da deterrente per l’ Iran. In sostanza gli Stati Uniti vogliono creare un “muro” molto solido intorno all’ Iran e lo stanno facendo vendendo armi ai paesi “amici” che circondano il nemico numero uno del momento. [continua a leggere]
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Un interessante saggio di Henry Siegman, direttore del US/Middle East Project (USMEP), e professore al Sir Joseph Hotung Middle East Programme of the School of Oriental and African Studies, University of London, sull’ argomento dei colloqui per la pace in Medio Oriente.
Il saggio, intitolato “U.S. Hamas Policy Blocks Middle East Peace” e’ stato scritto per il Norwegian Peacebuilding Centre di Oslo. Siegman, in breve, rimarca il bisogno della presenza di un effettivo interlocutore palestinese, quale Hamas, nei colloqui di pace. Da leggere.
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